E chiudendo gli occhi immagino il campeggio

Il campeggio è giunto alla sua ultima giornata.

Ci viene in mente, contando il tempo che passa, che questo è il nostro quindicesimo anno di casa famiglia e undicesimo di estati passate in campeggio con i ragazzi.

Undici estati tutte molto diverse e uguali tra loro.

Sono diverse perché i gruppi in un decennio cambiano per forza di cose, anche semplicemente per età. E fa impressione pensare che alcuni ragazzi di quei primi anni sono oggi trentenni. Forse perché ci mette ancor più sotto gli occhi i nostri quaranta… in questi giorni con Valeria infatti ci divertivamo a trovare le differenze tra quelle settimane di tanti anni fa e questa ultima. Gruppi diversi dicevamo. Ma in campeggio il gruppo degli operatori si è modificato di pochissimo in 10 anni. Eppure… sembriamo e forse siamo persone diverse.

Ma c’è qualcosa che accomuna tutte queste esperienze negli anni, anche attraverso la nostra crescita e i tanti ragazzi portati in campeggio.

La settimana “tipo” qui è sempre uguale. E i posti che scegliamo, come ad esempio la riviera romagnola, ben si prestano a questo tempo sospeso. Trovi ancora vecchietti a ballare il liscio, giovani che cercano la discoteca e l’amore, famiglie allargate che prendono l’ombra giocando a carte, la spiaggia, la frittura di pesce e la carne alla brace.

Tali ripetizioni e le giornate tutte uguali, forse una certa prevedibilità, è molto utile ai nostri ragazzi.

Così nel tempo anche noi abbiamo sviluppato le nostre tradizioni. La piadina, la sera in cui le ragazze si vestono di rosso, la banana split, il caffè dopo pranzo e le lunghe chiacchierate.

L’estate ci ha sempre stimolato nel lavoro in comunità. Abbiamo scritto spesso dell’estate. Di come sia importante nel metodo investire molto sul piacere e lavorare poi sulla sua assenza.

Diremmo quasi che l’estate ha contribuito a fare di Rosa Luxemburg la struttura che è. Non solo fondata su un intervento educativo ma trasformativa di una sofferenza, nell’ottica della sua riduzione. Educativo e psicologico sono categorie che prese di per sè non servono nel lavoro che facciamo, al limite caratterizzano un approccio ingenuo.

Dobbiamo molto alle esperienze di questi anni con i ragazzi in estate e se siamo riusciti a far passare l’idea che il lavoro in comunità richiede molto studio e molta passione, che può essere spiegato e misurato perché segue un metodo e una teoria forte… bè l’estate è il cuore di tutto ciò. Il vero rifornimento di piacere e di rapporti che servirà poi per tutto l’anno che viene.

Da ultimo quest’anno è doveroso ringraziare alcune persone vecchie e nuove.

Valeria, una vera veterano del campeggio e centro di gravità permanente della casa famiglia, Francesca la vera mente del gruppo e instancabile donna di mare. Francesca e Valeria scusate se qualche riga sopra abbiamo svelato la vostra età!

E poi Valentina ed Alessandra che ci hanno permesso con il loro aiuto e supporto costante di passare una bellissima settimana. I ragazzi più grandi… grazie cari, si sente che siete cresciuti e state andando nella giusta direzione. E tutti i ragazzi della casa famiglia Rosa Luxemburg che ci hanno fatto morire dal ridere (anche quando a momenti abbiamo dovuto litigare col tipo delle biciclette perché ne abbiamo scassate un paio) e passare dei bellissimi pranzi e cene (un po’ affollati e con un inquinamento acustico notevole per tutto il campeggio!!!!).

Grazie anche a quelle famiglie che in questi giorni hanno conosciuto i nostri ragazzi, che hanno passato tempo con noi, li hanno invitati a cena con i loro figli. Voi non sapete quanto bene avete fatto!

Torneremo qui in inverno per prenotare il prossimo anno, il prossimo gruppo, per quelli che saremo. Già immagino Cesenatico immobile col freddo, prepararsi all’estate. Se starai in silenzio potrai sentire i suoi accordi  lontani… e ancor più lontano gli strilli di Jacopino che ride, s’incazza e torna a ridere.

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