Sesso, adolescenza e comunità. Esperienze di un gruppo di lavoro.

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Self Portrait with Hands on Chest, 1910 – Egon Schiele

Come più volte vi abbiamo raccontato il nostro lavoro in casa famiglia non si dimentica mai dell’impegno del gruppo nei contesti di ricerca e studio.

Anni fa siamo partiti da un’evidenza, ovvero il rapido cambiamento della popolazione di adolescenti ospiti nelle case famiglia. Il fenomeno che osservavamo era quello che i servizi sociali definivano “ragazzi sempre più difficili”. La difficoltà, come sempre accade, era riconducibile non tanto ai ragazzi quanto ai dispositivi di aiuto che ancora oggi stentano ad avere una chiara idea di ciò che fanno. Non erano tanto i ragazzi ad essere “al limite” quanto la nostra possibilità di aiutarli che era portata da loro al limite delle nostre capacità.

Iniziammo allora a ragionare in termini non più educativi o psicologici, paradigmi che le condizioni limite della mente non significano più. Iniziammo a ragionare in termini di sofferenza mentale, che ci sembrava accomunasse un pò tutte le ragazze e i ragazzi di cui ci occupavamo. Ragazze e ragazzi che a causa di esperienze traumatiche soffrivano nell’anima.

Con ciò ci è apparso inevitabile un cambiamento di paradigma interno alla comunità e abbiamo iniziato a studiare e a cercare luoghi istituzionali nei quali si facesse ricerca scientifica per poterci confrontare con loro. Il punto di maggiore interesse era scientifico ed etico al tempo stesso. Se dovevamo operare su una sofferenza dovevamo farlo in senso di una riduzione della stessa e della sua trasformazione. Non ci servivano tanto progetti educativi specifici, quanto un nuovo approccio che potesse soprattutto essere comunicabile e dimostrabile. Bisognava essere trasformativi della sofferenza dei ragazzi ma sopratutto poter dimostrare alle istituzioni che la nostra presa in carico di traduceva in una “cura” metodologicamente dimostrabile. Fu una rivoluzione epistemologica da cui derivarono nuovi percorsi formativi e tutt’altro assetto della comunità.

Sono passati tanti anni da quei giorni di profonde riflessioni, tanti anni di supervisione e studio. Abbiamo iniziato a pubblicare articoli scientifici su riviste specializzate al fine di confrontare il nostro lavoro e diffonderlo. In questo cammino abbiamo incontrato altre realtà che con noi condividono questa “visione”, profonda e seria dell’aiuto. Con loro sono nate amicizie e un comune lavoro che proprio in questi mesi sta assumendo sempre più la forma di un unico polo dell’aiuto (ma su questo vi aggiorneremo a tempo debito!).

Ci piace qui condividere uno dei nostri ultimi lavori, frutto di una riflessione del gruppo sul tema della sessualità. È ancora parecchio provocatorio il tema in questione e pensiamo non sia necessario spiegare il motivo. Questo lavoro ci piace perché rappresenta pure un’entrata privilegiata sul metodo stesso del nostro lavoro.

Lo abbiamo presentato all’ARPAd (associazione romana di psicoterapia per l’adolescenza) e pochi giorni fa lo abbiamo condiviso con la Fenacopsi (federazione nazionale comunità ad orientamento psicoanalitico). È un argomento molto scivoloso, che fa ancora tremare i polsi a chi aiuta ragazze e ragazzi, ma che domina tutta l’adolescenza. Ogni operatore che lavora in casa famiglia si trova a gestire tali situazioni e riteniamo importante poter affrontare liberamente la questione sessualità. Quindi niente timori!

Se avete modo e tempo date un’occhiata.

Buona lettura!

SESSUALITA’ E CASA FAMIGLIA RL

Licenza Creative Commons
sessualità e casa famiglia diTommaso Romani, Paola Sabocchia, Francesca Fabiani, Valeria Cappiello, Daniele Ceciliani, Carlotta Zoncu, è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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