“La montagna dentro”. Ovvero: avventure in montagna fuor di metafora!

È nostra convinzione che il mestiere dell’operatore in comunità si possa far bene solo se si integra l’aspetto pratico, di tutti i giorni, le famose “mani in pasta”, con uno studio, serio, disciplinato e svolto in contesti istituzionali impegnati scientificamente.

Quando le due virtù si integrano allora si può dire che è cosa buona. È inoltre un buon modo questo, secondo noi, di spiegare alle persone in cosa consiste il nostro lavoro. Troppo spesso le case famiglia vengono considerate in tono minore, come luoghi sfocati. Da tal ombre solitamente partono le invettive più o meno interessate dei media. Mentre è la cura, l’aiuto professionalmente sapiente, a fare la differenza e conferire serietà. Lo diciamo da anni ormai.

In tale direzione ci fa piacere condividere la nostra ultima impresa. Quest’anno ci siamo occupati tanto di Giustizia Minorile. Abbiamo in ciò un’esperienza di 15 anni di collaborazione con il CGM e ultimamente abbiamo pubblicato, su AeP Adolescenza e Psicoanalisi,  un lavoro sull’aiuto ad adolescenti che hanno commesso reati. Un altro tema che ci ha molto appassionato è un ever green: la sessualità. Nella nostra riflessione abbiamo approfondito la condizione della transessualità in adolescenza, che sempre più ci sembra essere di estrema attualità.

Ma ad impegnarci molto ancora in questi giorni è il lavoro dei Laboratori in contesti di aiuto gruppali come il nostro. Ci sembrava all’inizio un tema vecchio. Ci venivano in mente i noiosissimi laboratori di ceramica…! (Non ce ne voglia che ancora li organizza…). Ma riflettendoci e lavorandoci un pò su abbiamo intuito quanto sia centrale e come si sposi bene con il dispositivo stesso di aiuto che è la casa famiglia.  Avvicinare l’organizzazione di un laboratorio in casa famiglia con il funzionamento mentale dell’adolescente cosiddetto al limite ci è parsa la via giusta da seguire.

Non vogliamo qui entrare negli aspetti più teorici (a breve uscirà una pubblicazione “sponsorizzata” dalla Fenacopsi), ma ci piace viceversa condividere un’esperienza che ci terrà impegnati questa settimana. Chi di voi conosce Rosa Luxemburg sa che è una villetta alle porte di Capranica. Negli anni la campagna, la natura, di quella parte di Tuscia viterbese ci ha appassionato sempre di più. Noi consideriamo il nostro primo laboratorio appunto la natura. Fare esperienze all’aria aperta, misurarsi con il proprio corpo, con la fatica, la bellezza, il rispetto che tali esperienze richiedono, è di per sé evolutivo.

Abbiamo così deciso di far passare ai ragazzi una notte sotto le stelle, in tenda e sacco a pelo, dopo aver raggiunto la cima del Monte Catria nelle Marche. Per meglio condividere tale esperienza abbiamo creato un evento su FB, di modo che si possa dare un’occhiata alla nostra impresa! Il programma è il seguente: si sale nel pomeriggio con la vecchia secchiovia Caprile, dopo Fonte Avellana. Raggiunto il rifugio Cupa delle Cotaline, intorno ai 1400 metri slm, dove sicuramente alcuni di noi prenderanno un buon caffè, si inizia a salire. Da prima passando per il bosco e poi sempre più in cima fino alla croce di ferro. Decideremo insieme ai ragazzi dove accamparci e dove quindi attendere insieme il tramonto. Cena al sacco e racconti intorno al fuoco… questa è l’idea. Poi si sa che gli imprevisti e i colpi di scena fanno parte integrante del nostro lavoro, quindi staremo a vedere.

Siete virtualmente tutti invitati. Cercheremo di condividere quante più foto e video di questo momento d’avventura. Segnate la data: venerdì 28 Luglio… da dopo pranzo, con molta calma.

ps. Non poteva mancare Giulia...

 

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