L’officina dell’anima

Nel prossimo numero della rivista AeP, Adolescenza e Psicoanalisi, dedicato al tema della Creatività, verrà pubblicato un bel lavoro sui laboratori.

AeP è la rivista che a livello nazionale meglio rappresenta la riflessione su un piano scientifico del lavoro terapeutico e di sostegno a ragazzi e ragazze in difficoltà e che intesse interessanti trame tra psicoanalisi e sociale.

Tale articolo ha il pregio di rappresentare una ricca mappatura delle attività laboratoriali, variegate e diverse,  su tutto il territorio nazionale. Ciò è stato possibile grazie all’impegno di raccolta della Fenacopsi,  Associazione che sempre più esprime l’eccellenza dei dispositivi di aiuto all’adolescenza.

Inoltre emerge un’idea nuova di come articolare tali importanti attività all’interno delle case famiglia e dei progetti che, a vario livello, si prendono cura di adolescenti e bambini in difficoltà. Ma non vogliamo anticipare troppo, nella speranza che vi appassioni il tema e che andiate a cercare la rivista.

Ci piace però regalarvi un estratto di quello che è stato il contributo di Rosa Luxemburg a tale lavoro. Abbiamo in esso riassunto l’esperienza degli ultimi anni, cercando di fornire un’idea di ciò che intendiamo per Laboratorio in casa famiglia, i suoi obiettivi e le condizioni di possibilità.

Ecco qui:

Spostandoci ora nella casa famiglia Rosa Luxemburg vediamo come, anni fa, un giovane regista propose di girare un docu-film sulla casa famiglia medesima. Nacque così Supermanz, un lungometraggio che vede protagonisti i ragazzi e gli operatori insieme a una giovane attrice professionista. Ancora oggi quell’esperienza rappresenta un documento importante, utile anche a quei ragazzi che non erano presenti durante le riprese e che spesso tornano a vedere e commentare l’opera. Tale esperienza mise gli operatori davanti ad alcuni limiti. L’esperimento pensato con il regista aveva previsto, in fase iniziale, che l’attrice recitasse il ruolo di operatrice dei progetti. Tale finzione si rivelò fin da subito impraticabile e la stessa attrice manifestava un certo disagio. Se recitare è sostare nel come se tra realtà e finzione, questo spazio intermedio non era immediatamente fruibile dagli ospiti della comunità e l’attrice si trovava a recitare da sola. I ragazzi interpretavano se tessi e dunque anche l’attrice avrebbe dovuto farlo. Date tali difficoltà – solo apparentemente oggettive, in realtà connesse a note difficoltà della mente in stato limite a rappresentare ciò che non sia sufficientemente concreto – fu deciso di mettere l’attrice in scena senza trucco. Sarebbe stato auspicabile che tutto il cast vivesse per un tempo più lungo la vita di comunità, entrando in casa e dando modo ai ragazzi di fare transfert, ma purtroppo i tempi brevi dettati dalla produzione non consentirono di approfondire oltre tale aspetto.

Così quando Giulia, giovane fotografa, bussò alla porta della comunità, le fu subito proposto di entrare in casa famiglia e di frequentare operatori e ragazzi giorno dopo giorno. Fu presentata al gruppo in modo diretto, come una professionista interessata a condividere un progetto fotografico. Giulia è rimasta più volte a cena e a dormire in casa famiglia. Ha partecipato a escursioni nella campagna della Tuscia viterbese, tanto da diventare col tempo semplicemente “Giulia”. Nelle passeggiate in campagna i ragazzi le chiedono la macchinetta fotografica e scattano foto tra loro ed agli operatori. Giulia spesso stampa tali foto che vengono visionate tutti insieme in casa famiglia. Ciò permette ai ragazzi di lavorare su immagini (Chianese 2010), le quali hanno un significato che si sgancia dalle parole ed una semantica che non è necessario tradurre in prosa. Hanno dunque una presa particolarmente efficace ed intensa sugli adolescenti al limite accolti. Potersi osservare con un’espressione triste o allegra, malinconica, riflessiva o arrabbiata, ha un impatto importante nei successivi discorsi con i ragazzi, i quali si stupiscono e commentano a posteriori le immagini, in un certo senso immaginandole. Lo sviluppo di tale esperienza non sarebbe stato accessibile in dette condizioni della mente, se Giulia non fosse stata investita di significatività da parte di tutto il gruppo.

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