Chiamateci pellegrini

Riprendendo le impressioni che ci stanno lasciando questi giorni passati sulla Francigena… Ieri sera eravamo troppo stanchi per scrivere e siamo crollati cercando solo il letto. Anche questo è importante però. Qui gli orari sono diversi. Alle sei in piedi tutti quanti e alle dieci massimo si dorme. Le giornate sono impegnative e la dimensione del corpo è importante. Si potrebbe dire che la Francigena è impegnativa fisicamente. Oggi una signora si è fatta 60 km a piedi con una media di 6 km l’ora. È un dialogo con il corpo che tendiamo a dimenticare nella vita di tutti i giorni. È questo in prima battuta a rendere differente un pellegrino da un turista. Ma veniamo alla strada…La tappa Siena Radicofani in bicicletta è bellissima. Bellissima e impegnativa da morire. Sono novanta e rotti chilometri di una meraviglia che lascia senza fiato. Quasi totalmente su strade bianche in un sali e scendi che dopo un po’ si fa sentire. Gli ultimi chilometri in salita per raggiungere Radicofani (850 m.) mettono alla prova. 

Il rifugio per pellegrini lì è pieno zeppo. Saremo stati circa una quindicina. Non sappiamo da chi è gestito perché non ci sono suore ma sembra un semplice appartamento. Bisogna chiamare un tale, Il signor Cusmano, che viene a darti le chiavi e ti sistema la bici in un loculo lì vicino. Nel paese ci salutano tutti. La via Francigena sembra essere molto sentita da quelle parti. I nostri compagni di pellegrinaggio sono per lo più giovani. Per lo più, anche qui, francesi. 

Ci sono dei ragazzi come se ne vedono in tutto il mondo. C’è una giovane rossa di capelli con la madre. Proviamo a parlare il nostro inglese stentato. Ci invitano a cena. Stanno preparando una… Caprese! Un po’ pochino per la fatica della giornata e ce ne andiamo a cercare un piatto di pici. Facciamo la conoscenza con quattro giovani francesi. Fricchettoni come se ne vedevano anni fa. Una parla un po’ italiano. Sono un gruppo di amici che si sono licenziati e hanno deciso di cambiare vita. Hanno iniziato con la Francigena. Questa scelta simbolica, ci diranno poi a Bolsena, è piuttosto comune. Ma loro sono seri… Estremi!

Hanno deciso di non lavorare, cercando di mangiare dove capita. Dalla Francia sono partiti a piedi e la loro meta è… Il Nepal! A piedi finì in Nepal!

Hanno intenzione di arrivare fin lì e di trasferirsi tra le montagne dell’himalaya. 

Li troviamo in un giardino, seduti per terra, la mattina dopo in direzione del sole. La loro meditazione mattutina prima di partire. 

Dopo il caffè e prima di riprendere la bici pensiamo che la vita è bella con loro e siamo contenti della loro esistenza. Ci sono le prime italiane che incontriamo. Tre signore di una certa età, piemontesi e una ragazza più giovane. Non è la prima volta che fanno la Francigena. È un gruppo che si è costituito durante i diversi cammini. Ogni anno qualcuna di aggrega. La mattina dopo incontriamo le tre signore è molto più avanti la giovane a camminare da sola. Le abbiamo invitate giovedì in casa famiglia quando passeranno per Capranica. 

Fino a Bolsena la Francigena è emozionante. 

C’è un confine amministrativo tra Radicofani e Proceno, la Toscana e il Lazio, la Val d’Orcia e la Tuscia. Ma seguendo le strade bianche questo confine viene meno. Forse la campagna cambia nel senso che è meno dolce verso il viterbese. Ma comunque bellissima. Da Proceno si vede ancora la rocca di Radicofani e questo ci è molto piaciuto. Un’unico territorio. 

Verso Bolsena la Francigena offre lo spettacolo del lago e sembra ben curata e molto ben segnalata. 

Arrivati a Bolsena bussiamo alla porta del convento di suore. 

Ci apre una diffidente suora africana. Tommaso è a mezze maniche, tatuaggi ben in vista e tutto impolverato. Stefano e Lorenzo sembrano brutti ceffi. La suora non vede bagagli!

Ci fa molte domande per capire se siamo veramente pellegrini. Noi le raccontiamo che il nostro “strano” assetto, uno in bici e due in macchina, è legato al nostro progetto. Le spieghiamo che lavoriamo in una casa famiglia a Capranica e molto spesso anche da noi si fermano pellegrini. Alcuni ci chiedono acqua o indicazioni e dopo tanti anni abbiamo pensato di farla sta Francigena e pubblicizzarla come mai! Amiamo la Tuscia e vogliamo estendere la nostra idea di sociale a questo impegno. 

Alla fine si convince. Suor Filippina, dalla Tanzania, fa la suora a Bolsena ed è molto rigida. Se a lei non stai bene, se non sei un vero pellegrino ma un turista, suor Filippina non ti fa entrare. 

Con orgoglio c’è da dire che noi abbiamo passato l’esame!

Ci racconta di Santa Cristina e del miracolo nella cattedrale. Quello del prete pellegrino che non credeva all’eucarestia e dell’ostia che ha gocciolato sangue. 

Da cui il corpus domini. 

Nel pomeriggio una sorella un po’ avanti negli anni si siede sul bordo di uno dei nostri letti e ci racconta la stessa storia. Sembravamo bambini ad ascoltare una fiaba. 

Chiaramente le abbiamo invitate tutte a pranzo a Capranica. 

Domani si arriva in casa famiglia. Abbiamo appuntamento con Roberto di Bicizingari, a Montefiascone e con lui facciamo tappa a Rosa Luxemburg. Sarà curioso sentire come la casa famiglia fa parte di questo territorio, della storia e delle tante persone che l’hanno fatta.  

   
    
 

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