I genitori di Francesco Guccini

“Mio padre forse aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante. Mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più di un cantante”.
Così cantava Guccini negli anni settanta e così a Parma al convegno adolescenti e futuro organizzato dall’agippsa ha cominciato la sua relazione di chiusura il dott. Fabrizio Rocchetto. 
Per Guccini giovane fare il cantante sarà stato investire su un destino incerto, creativo ma provvisorio. Qualcosa che nessuna famiglia bene dell’epoca avrebbe desiderato per i propri figli. Molti ragazzi oggi vogliono buttarsi nel mondo della musica. C’è da dire che gli adulti continuano a provare un certo timore rispetto a tali scelte. Ma oggi tutto è cambiato e sta cambiando ancora velocemente. La musica stessa, il modo che i cantanti hanno di rappresentare e di raggiungere i giovani è diverso. La produzione musicale, le vie di accesso ad essa, forse non sono più così verticalizzate. 
Il mondo degli studi sta cambiando. Tanto che se ai genitori di Francesco Guccini il figlio oggi avesse detto “cari genitori, mi voglio laureare” c’è da supporre che forse quei due gli avrebbero risposto in modo differente da allora. Magari gli avrebbero proposto di fare il cantante. 
Oggi studiare è faticoso, perché i tempi di formazione sono lunghi, antieconomici in una società che tollera poco le attese. Una laurea sul mercato del lavoro vuol dire poco e la cultura, ovvero l’amore per lo studio a prescindere dalla sua utilità socialmente accettata è un pò (fatemi passare il termine) una scelta vintage. 
Si dibatte molto, anche tra professionisti dell’aiuto agli adolescenti, tra come siano cambiate le cose nell’ultima generazione rispetto al modo di concepire la conoscenza. Noi crediamo che entrate in questo dibattito sia ozioso e si diventa facile preda di luoghi comuni. Le generazioni hanno tutte una loro particolarità e siamo dell’idea che anche l’assenza dei padri, che tanto viene utilizzata per spiegare il tempo presente, non sia neanche così specifica dell’attualità. Certo la nostra società non è più quella patriarcale dei nostri nonni. Ma quante volte la società è cambiata nella storia dell’essere umano?
E sempre ci sono stati giovani e ci saranno sempre a rivendicare il loro diritto ad autodeterminarsi. 
Ciononostante qualcuno di loro ancora ci spera e sogna in un futuro salvato dallo studio. Quello lungo, faticoso, che si costruisce sulle pagine che scorrono lente e sulle ore passate seduti in ritiro apparente dal mondo. Ci sono. Ci sono anche in casa famiglia e questo dovrebbe far riflettere chi sbrigativamente considera “sdraiati” e sfaccendati i ragazzi e le ragazze. 
Li vedi tornare da scuola stanchi, iniziare a fare più domande, passare i pomeriggi a fare riassunti e sottolineare libri. Li vedi fare sega la mattina, perché si deve pur essere adolescenti, ma il giorno dopo riprendere da dove avevano lasciato. 
Che problema c’è se hanno le cuffiette dell’iPod nelle orecchie, il telefonino in mano per chattare su whatsapp e questa sera su Sky vedranno walking dead?
Noi qui speriamo di non essere caduti nella solita retorica pro-contro giovani moderni. 
Questi ragazzi studiano, si impegnano e salveranno il futuro. 
A noi non rimane che aiutarli a crescere.
E a “voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi” tra poco non chiederanno più neanche scusa.

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