Rappo dunque sono.

Ieri sera un nostro ragazzo ha partecipato ad una gara. Una gara a dir poco particolare. In un locale della Roma underground si svolgeva un contest nel quale una settantina di giovani rapper si affrontavano a suon di rime.
Alcuni di noi sono andati a far opera di incoraggiamento, anche se forse non c’era troppo bisogno, in quanto il giovane in questione era più che a suo agio con i colleghi musicisti. Forse più un nostro bisogno di stare ancora un pò sulla porta, in un momento in cui quel ragazzo si sta facendo di fatto grande.  E sulla porta infatti siamo rimasti, considerando la nostra presenza un pò “regressiva” per il giovane e poi…. Eravamo veramente troppo fuori luogo anagraficamente. 
Vedendo questi ragazzi cimentarsi con il rap c’è venuta voglia però di scrivere due righe e fare una breve e stringata riflessione. 
In questa fase nella nostra casa famiglia non si ascolta altro. Dalla mattina alla sera. 
Cosa è il rap? Di sicuro un genere musicale. Ma in quanto genere è contraddistinto a nostro avviso da una base musicale molto semplice. Alcune canzoni sembrano delle ninne nanne. I testi sono la particolarità. 
Detto da un non addetto ai lavori, i testi sono lunghi, veloci e rigorosamente in rima. Certo non parliamo delle terzine di Dante. Ma paradossalmente vedere un adolescente con la penna in mano che cerca di esprimere il suo mondo in parole su un foglio bianco (anche l’iPhone può essere un foglio bianco)… Insomma tutto ciò non può che essere molto positivo. Dovrebbe rallegrare gli adulti che si occupano di quel ragazzo. 
Qualcuno potrebbe dire che i contenuti sono inaccettabili. 
I rapper famosi mandano ai ragazzi messaggi spesso superficiali, soldi, donne, droga e l’idea di una vita senza particolari slanci nel mondo delle idee. 
Io però mi chiedo… Ma noi lasciamo che siano dei rapper ad infondere una visione della vita ai nostri ragazzi? Ovvero, noi dove siamo?
Tutto sommato quei giovani cantanti di cosa debbono cantare? Non sono certo De gregori… Non hanno letto Marx e non sanno cosa sia il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me. E quindi…? Sono spesso però  ragazzi che si sono liberati, lasciati alle spalle un contesto svantaggiato, doloroso, triste, limitato. Si trovano ad avere un bel po’ di soldi e fanno ciò che la società ormai richiede di fare ai suoi cittadini. Spendono. 
E lo fanno in modo a volte anche simpatico. Sono il fenomeno meno rivoluzionario che si possa immaginare. 
Quindi nessun problema, direi, per i nostri ragazzi… 
Non credo che nessun cantante abbia mai convinto nessuno a farsi una canna, essendo ben altre le strade di questo problema. 
Il punto secondo noi rimane la potenzialità insita nel gesto di prendere una penna, fermarsi un momento, guardarsi dentro e poi guardare il foglio. 
Si scopre allora che c’è una cosa, chiamata pensiero, che trova nel linguaggio la sua natura più intima e misteriosa, che può con l’immaginazione portarti ovunque, che è infinito e si dispiega tutto internamente a te. Le parole cercate allora sono la rappresentazione dello sforzo più umano che si possa immaginare. E tra le immagini che passano per la mente, le emozioni e le parole, in quegli interstizi, si nasconde la nostra libertà.
Ieri sera questo ragazzo ha cantato parole sue. Cosa abbia detto è relativo… Stava cercando se stesso ed ognuno di noi è diverso. Probabilmente quello che ha trovato andava più in là, verso l’umano. 

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