Gennaio 8, 2009...5:56 pm

Paula Heimann

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“Mi fidavo di me stessa più che di un ospedale. Come ho detto, non mi preoccupai di fare una diagnosi psichiatrica. La mia diagnosi era che il paziente aveva bisogno di me per trovare il senso di sicurezza, con me come ambiente di sostegno, che sarebbe durato oltre l’intervallo della separazione. Ciò che feci posso esprimerlo meglio con un’immagine. Mi sforzai di raccogliere tutti i fili del tessuto psichico di quest’uomo per piegarli e dirigerli verso me stessa. Feci il possibile per rendere il suo transfert anche più intenso, per fargli sentire che eravamo in comunicazione, che lo tenevo nelle mie braccia e nel mio grembo materno, che perciò tutte le sue ansie e preoccupazioni erano mie, che egli era al sicuro qui con me e al di là delle separazioni. Riuscii.”

Neuripsichiatria infantile (1981) , fasc. 235-236: 117-128

L’importanza del tranfert e controtransfert nel rapporto medico-paziente”


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